Dalla Green Economy alla Blue Economy, innovare cambiando il ciclo di vita dei prodotti

05/05/2017

Informatica Trentina e il Comune di Trento, insieme ad altri 5 territori dello spazio alpino sta lavorando attorno al concetto di economia circolare e su come sia possibile anche con strumenti ICT accelerarne l’adozione

Il concetto di economia circolare ha origini profondamente radicate e non può essere ricondotto ad una singola data o autore. Le sue applicazioni pratiche ai moderni sistemi economici ed ai processi industriali, tuttavia, hanno guadagnato slancio dalla fine degli anni '70, guidati da un certo numero di studi accademici e da imprese, che sono riuscite a trasformarle in business. Economia circolare è concetto generale, che deriva da un raffinamento e sviluppo delle seguenti scuole di pensiero:

  • Dalla culla alla culla: approccio alla progettazione di sistemi che consiste nell'adattare alla natura i modelli dell'industria, ovvero convertire i processi produttivi, assimilando i materiali usati ad elementi naturali, che devono quindi rigenerarsi;
  • Economia delle prestazioni: un principio coniato da W. Stahel nel suo famoso libro “The Performance Economy” e si riferisce ad una trasformazione verso un'economia che vende servizi anziché beni;
  • Biomimetica: è lo studio consapevole dei processi biologici e biomeccanici della natura, come fonte di ispirazione per il miglioramento delle attività e delle tecnologie umane.
  • Ecologia industriale: ha come oggetto lo studio del sistema umano (inteso come sistema produttivo, ma anche sociale e culturale), visto nel contesto del proprio ambiente, la biosfera.
  • Capitalismo naturale: è un insieme di tendenze e riforme economiche per premiare l'efficienza ed il risparmio di energia e materiali e per rimuovere gli standard professionali e le convenzioni contabili che ne impediscono le efficienze;
  • Economia blu: è un modello di business a livello globale, dedicato alla creazione di un ecosistema sostenibile, grazie alla trasformazione di sostanze precedentemente sprecate in merce redditizia. L'obiettivo dell'economia blu non è di investire di più nella tutela dell'ambiente, ma, grazie alle innovazioni in tutti i settori dell'economia, che utilizzano sostanze già presenti in natura, di effettuare minori investimenti, creare più posti di lavoro e conseguire un ricavo maggiore;
  • Il Design rigenerativo: è un approccio basato sulla teoria dei sistemi dei processi di progettazione. Il termine "rigenerativo" descrive i processi che ripristinano, rinnovano o rivitalizzano le proprie fonti di energia e materiali, creando sistemi sostenibili che integrano le esigenze della società con l'integrità della natura.

L'adozione, nel settembre 2015, durante la conferenza COP21, dell'ONU dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) - l'agenda dell'ONU 2030 per lo sviluppo sostenibile - riflette l'ampio riconoscimento che l’attuale status quo globale è insostenibile e che un cambiamento è necessario per affrontare le tendenze globali negative che interessano aspetti economici, sociali ed ecologici e che possono determinare: crescita, lavoro, benessere, capitale naturale, coesione sociale.

La necessità di un cambiamento è riconosciuta come una sfida universale, non più focalizzata sui paesi in via di sviluppo. L'Europa è stata un attore attivo per il processo coordinato dalle Nazioni Unite, avendo capito la necessità di conciliare il suo approccio economico di mercato sociale con il concetto di riconoscimento dei confini/limiti delle risorse planetarie.

Il successo della negoziazione effettuata dalle Nazioni Unite è anche un grande successo europeo e la sostenibilità potrebbe diventare il marchio rinnovato dell'Europa: "vivere bene e condividere equamente nei limiti del nostro pianeta blu". Una grande opportunità da cogliere, che è stata riassunta in 17 obiettivi di sostenibilità

Tanti concetti. In questo articolo parleremo di che cosa in genere si intende per Blue Economy.

Avviata dall'ex CEO di Ecover e dall'uomo d'affari belga Gunter Pauli, l'economia blu è un movimento aperto che riunisce studi di casi concreti, in una prima versione raccolti in una relazione omonima consegnata al Club di  Roma, sottotitolata “10 anni, 100 innovazioni, 100 milioni di posti di lavoro”, che sembra effettivamente affermare qualcosa di diverso rispetto ai concetti base della Green Economy. Infatti, la Blue Economy, diversamente dalla Green Economy, non richiede alle aziende di investire di più per salvare l'ambiente, ma anzi cerca di ridurre l’impiego di capitali, creando maggiori flussi di reddito, costruendo al tempo stesso capitale sociale. Coltivare funghi sui fondi di caffè, usare un cellulare senza batteria, che sfrutta il calore prodotto dal corpo e le vibrazioni della voce umana o, ancora, imitare i sistemi di raccolta dell'acqua di un coleottero per ridurre il riscaldamento globale, sostituire le lame in metallo dei rasoi "usa e getta" con fili di seta, sono alcuni esempi. In natura non esistono disoccupati e neppure rifiuti, fa osservare Pauli. Tutti svolgono un compito e gli scarti degli uni diventano materia prima per altri, in un sistema "a cascata" in cui nulla viene sprecato.

Fondamentalmente l'economia blu insiste sul fatto che le soluzioni sono determinate dal loro ambiente locale e dalle caratteristiche fisico-ecologiche, dall'utilizzo della gravità come fonte primaria di energia. Il rapporto, che costituisce anche il manifesto del movimento, descrive un centinaio di potenziali innovazioni che potrebbero creare 100 milioni di posti di lavoro entro i prossimi 10 anni, e fornisce anche molti esempi di progetti collaborativi vincenti anche in regioni sviluppate poco. L'obiettivo dell'economia blu non è di investire di più nella tutela dell'ambiente, ma, grazie alle innovazioni in tutti i settori dell'economia che utilizzano sostanze già presenti in natura, di effettuare minori investimenti, creare più posti di lavoro e conseguire un ricavo maggiore.

Di fatto, secondo Pauli, i modelli economici attuali/tradizionali perseguono una strategia di riduzione spasmodica dei costi marginali e puntano in modo massiccio sulla globalizzazione dei processi: ciò diminuisce sensibilmente il valore del lavoro e getta le basi per una corsa forsennata all’aumento della quota di mercato, incuranti dei “danni collaterali”, che essa scatena. Questi danni, passando inosservati, rendono l’intero sistema rigido e resistente al cambiamento. Le stesse considerazioni possono essere fatte per ciò che riguarda le azioni messe in atto per arginare la crisi economica: austerità e taglio dei costi. Ma le crisi non si risolvono facendo di meno, bensì facendo di più con ciò che si ha.

In tale senso, gli esempi di innovazione sono numerosi e alcune volte anche sorprendentemente semplici, che in tanti casi sembrano portare all’attenzione l’utilità di una mappatura/riscoperta delle capacità artigianali, delle competenze tecniche  e della creatività, quali ad esempio le azioni rigenerative e di estensione di vita dei prodotti industriali, il riuso dei materiali e dei prodotti per secondi scopi, l’uso oculato del legno e dei materiali, la progettazione di prodotti industriali in ottica di un loro ciclo di vita molto esteso, la rigenerazione delle aree urbane attraverso l’apporto della popolazione e del tessuto sociale esistente.

IL PROGETTO

Il progetto GREENCYCLE (“Introducing circular economy system to Alpine Space to achieve low-carbon targets”) coinvolge infatti Informatica Trentina ed il Comune di Trento (Servizio Urbanistica e Ambiente), insieme ai partner di altre 3 altre aree urbane dell’area SPAZIO ALPINO (ALPINE SPACE): la città di Friburgo (Germania), la città di Maribor (Slovenia) e la comunità dei Pays Viennois (Francia).

Le città e le regioni dell’area SPAZIO ALPINO si sono poste degli obiettivi di riduzione delle emissioni di carbonio ed hanno adottato strategie specifiche su energia, mobilità, edilizia, ecc. Tuttavia un approccio trasversale ed integrato è mancante. La proposta GREENCYCLE, che focalizza quindi la priorità 2 (riduzione Emissioni CO2) del programma SPAZIO ALPINO, si propone di introdurre un sistema a supporto dell’attuazione di economie circolari, attraverso un approccio “olistico”, in grado di agevolare l'attuazione delle strategie di riduzione delle emissioni urbane, fornendo un ulteriore riduzione, stimata in un 2-4% aggiuntivo, nelle città che sono partner del progetto. L’ipotesi alla base è che l’adozione di economie circolari, all’interno dei processi urbani, possa permettere infatti varie tipologie di economie sostenibili, come quella blu. Dal risparmio sulla distribuzione al risparmio di energia e di acqua, dal recupero di materie prime essenziali alla riduzione del costo di trasporto, aumentando il livello di eco-innovazione, creando nuovi posti di lavoro “verdi”, tutto ciò in modo allineato con la priorità 2 del programma SPAZIO ALPINO. In tale processo le città, che sono attori di rilievo sia come produttori di emissioni e sia come grandi consumatori di energia e materiali, possono giocare un ruolo pionieristico per lo sviluppo di strategie di attuazione delle economie circolari, in cui i gruppi target (utenze, piccole e medie imprese, i cittadini, le organizzazione di ricerca) siano attivamente coinvolti nel processo.

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