Agenda digitale: Italia terzultima in Europa!

07/11/2016

Cattiva notizia? No, dopo anni siamo in ripresa: ce lo dice il “Digital economy and society index” (Desi)

Il convegno di presentazione degli esiti della ricerca 2016 dell’Osservatorio Agenda Digitale, tenutosi lo scorso 14 novembre a Roma, dal titolo “Pubblico e privato: un patto per l’agenda digitale” ha confermato che Italia è indietro rispetto alla media europea su tutti gli indicatori del DESI. Siamo infatti in terzultima posizione in Europa, 25esima su 29 Paesi ma in recupero. Questo è un segnale positivo posta la correlazione tra incremento tra il DESI ed altri indicatori, crescita PIL e Social progress index.

“Il titolo del convegno di quest’anno centrato  sul tema della collaborazione pubblico privato vuole dire una cosa importante”, così ha esordito Alessandro Perego direttore scientifico della Ricerca, “la digitalizzazione della PA è un tassello fondamentale per la digitalizzazione dell’intero paese, nel momento in cui traguardiamo il tema della digitalizzazione della PA, i privati non possono puntare l’indice nei confronti della PA, così come la PA non può arroccarsi dentro sé stessa. E’ importante che si traguardi il problema guardando alla collaborazione pubblico-privato, questo significa tante cose, significa che gli investimenti in digitalizzazione della PA possono abilitare nuovi mercati e favorire anche lo sviluppo della digitalizzazione nel settore privato, significa che il mondo pubblico deve dichiarare una strategia chiara e deve presentare un modello architetturale che sia altrettanto chiaro, stabile che evidenzi i percorsi di collaborazione e di interoperabilità con i sistemi informative della PA.”

Un patto quindi tra Pubblico e Privato per favorire la digitalizzazione della PA e  dell’intero paese, recuperando il gap che la separa dalla Danimarca, nazione europea leader in termini di Desi.

E’ significativo al riguardo che dopo anni di continue riduzioni, nel 2015 la PA italiana abbia aumentato dello 0,5% la propria spesa in tecnologie digitali, arrivando a 5,6 miliardi di euro. Tale valore è cresciuto grazie da un aumento del 2,9% degli investimenti. E’ stato sottolineato poi come la Finanziaria 2016 preveda di aumentare ed orientare tali investimenti, recuperando risorse grazie alla razionalizzazione del 50% delle spese correnti improduttive in tecnologie digitali della PA, da realizzare entro il 2018. Il Piano triennale dell’informatica nella PA indicherà poi concretamente cosa tagliare e dove investire.

Secondo le analisi dell’Osservatorio, la strategia di attuazione dell’Agenda digitale italiana, impatterà significativamente su 20 dei 30 indicatori del Desi, ma sono determinanti solo su 4 di questi, con in particolare un effetto finora poco incisivo nella digitalizzazione delle imprese.

Si rende quindi necessario definire obiettivi più sfidanti per scalare l’indice, con interventi aggiuntivi rispetto a quelli attuali. Praticamente tutte le Regioni italiane hanno una strategia di attuazione dell’Agenda Digitale pienamente definita. Esse, tuttavia, hanno ancora una posizione sul DESI quasi sempre inferiore alla media europea, con il gap maggiore che si registra nell’area della connettività. Esistono ancora differenze tra le Regioni del Nord e quelle Sud, ma sono meno significative del ritardo complessivo del Paese.

Incoraggianti i segnali che arrivano dai primi risultati dalle azioni infrastrutturali e dalle piattaforme abilitanti attivate. In particolare ne emerge che:

  • a 7 mesi dall’avvio del Sistema pubblico di identità digitale (SPID) sono state erogate a133.000 identità digitali che potrebbero diventare 9 milioni entro la fine del 2018;
  • il Sistema dei pagamenti elettronici (PagoPA) conta al 30 giugno 2016 oltre 14.000 PA attive, ca. 70 prestatori di servizi di pagamento e quasi 280.000 pagamenti effettuati nel primo semestre 2016;
  • l’Anagrafe nazionale della popolazione residente (ANPR), pur non uscita ancora dalla sperimentazione, interessa peraltro 26 Comuni coinvolgendo 6,5 milioni di cittadini.

Altra notizia positiva viene dal fronte infrastrutture, dove l’Italia sconta un cronico ritardo nella copertura di banda larga fissa, con solo il 44% delle abitazioni raggiunta da una rete ad almeno 30 Mbps nel 2015, è il Paese europeo con il miglior tasso di crescita in questo settore: la copertura a 30 Mbps è infatti aumentata del 115%.