Il valore del patrimonio informativo pubblico digitale in Trentino
Trend e ApprofondimentiTREND E APPROFONDIMENTI
linkn.9

Domenica 6 giugno 2010, alle ore 14.30 in Aula Kessler della Facoltà di Sociologia, si è tenuto l’incontro intitolato “Il valore del patrimonio informativo pubblico digitale”, organizzato da Informatica Trentina nella cornice del Festival dell’Economia 2010 – Informazioni, Scelte e Sviluppo.

Al centro di questo incontro sono stati posti i dati “pubblici” ed il loro valore per la comunità. Le nuove tecnologie offrono la possibilità di digitalizzare tutti questi dati e di renderli accessibili facilmente a tutti i cittadini attraverso la rete Internet.

*
*
Foto di Giovanni Cavulli - Archivio Festival dell’Economia - Provincia autonoma di Trento

Quattro relatori di spicco hanno dato il loro parere e condiviso le loro esperienze in tema di digitalizzazione dei dati pubblici: Juan Carlos De Martin, Rufus Pollock, Renato Soru e Lorenzo Dellai.

*

Moderatore dell’incontro è stato Luca De Biase, caporedattore del Sole 24 Ore Nova, giornalista e studioso con una specifica competenza sulle opportunità di sviluppo offerte dal riuso “libero” del patrimonio informativo pubblico.

*

Juan Carlos De Martin del Politecnico di Torino è il direttore del centro di ricerca Nexa, che studia le implicazioni sociali di internet ed è il responsabile italiano del progetto Creative Commons, importante promotore di specifiche “licenze d’uso”, adeguate a rendere disponibili i dati pubblici (il cosiddetto “pubblico dominio”).

De Martin ha incentrato il suo intervento sull’informazione nel settore pubblico. Nel corso di questi ultimi decenni la tecnologia dell’informazione e della comunicazione è entrata anche nella Pubblica Amministrazione, la quale è diventata una "macchina" che raccoglie, elabora, produce e distribuisce informazioni.

La Pubblica Amministrazione, infatti, produce informazioni di tutti i tipi e, tra l’altro, ne produrrà sempre di più con l’avvento di una "internet delle cose”, nella quale vi saranno svariati e molteplici oggetti connessi alla rete. Uno scenario futuristico (ma neanche troppo) prevede che, tra qualche anno, ci troveremo di fronte ad un’ondata di miliardi e miliardi di sensori che, anch’essi, dialogheranno con la rete. In questa prospettiva, la Pubblica Amministrazione, così come qualunque altra cosa, genererà inevitabilmente un ulteriore volume d’informazioni.

Questo processo, in un primo momento inconsapevole, ha subito una forte spinta da parte della tecnologia e, ormai da qualche anno, soprattutto a livello internazionale, si sono cominciate a creare delle vere e proprie policy sia a livello di singola agenzia o di singola azienda, ma anche a livello più alto, come quello dell’Unione Europea.

Cosa si intende per “policy”? La Pubblica Amministrazione deve dotarsi, ed in parte lo ha già fatto, di strutture interne in modo da avere una struttura omogenea per:

  • gestire le informazioni,
  • garantirne la preservazione dei dati di lungo termine,
  • diffonderle a chiunque le voglia consultare.

A proposito del termine “patrimonio informativo”, che è anche la chiave del titolo dell’incontro, si può sottolineare il fatto che le informazioni possono essere molto eterogenee. Alcune possono avere un evidente valore economico, ma in moltissimi altri casi possono non averlo, ma avere, di contro, un grande valore culturale o civico. Oppure potrebbero non avere un valore in uno specifico momento, ma acquisirlo poi in prospettiva dopo giorni, mesi o anni.

Secondo De Martin, la Pubblica Amministrazione dovrebbe prima mettere ordine nei dati pubblici e successivamente metterli a disposizione della comunità, in modo che essa li possa poi utilizzare e farli fruttare in senso ampio.

Emblematico al riguardo è lo “slogan” di Tim Berners Lee, il padre del "World Wide Web", che diceva “raw data now”: dateci subito i dati grezzi, in modo che possiamo pensare noi a trattarli e a renderli in seguito disponibili.

La riflessione generale, tratteggiata da De Martin, ha portato alla promulgazione di una direttiva europea, che incoraggia la messa a disposizione e il riuso di dati pubblici e, quindi, di conseguenza una policy, che giunge finalmente in Italia, riguardo a che cosa fare per mettere a disposizione questa risorsa. 

*

Rufus Pollock è un economista inglese che, in particolare, ha lavorato al progetto www.data.gov.uk, il portale inglese, che rappresenta la prima esperienza su larga scala di messa a disposizione di dati pubblici.

Nel suo intervento ha enfatizzato l’importanza per il cittadino di poter, non solo, avere i dati, ma anche di poterli utilizzare, trattare, scomporre ed in alcuni casi anche di poterli verificare/modificare.

In questo senso lo Stato deve fornire i dati grezzi, in modo che soggetti terzi li possano trattare e trasformare in informazioni utili e intelligibili per il cittadino.

Il messaggio si può semplificare in tre punti: Innovazione, Trasparenza e Crescita.

Egli chiarisce, inoltre, come la maggior parte dei dati e delle informazioni è già raccolta dal governo e il non rendere disponibili tali dati e l’applicare restrizioni, rappresenta, quasi sempre, soltanto una perdita.

*

Renato Soru, Amministratore Delegato e Presidente di Tiscali, ha condiviso la sua esperienza sul lavoro che è stato fatto nella valorizzazione del patrimonio pubblico digitale della Regione Sardegna, quando ricopriva la carica di Presidente della stessa.

Secondo lui, se le informazioni sono messe a disposizione dei cittadini, si arriva ad una qualità della democrazia migliore, una democrazia più partecipata, una cittadinanza più attiva. Concorda, però, con De Martin sul fatto che non è sufficiente poter leggere i dati, ma occorre anche poterli elaborare e ricavarne delle informazioni.

Soru rimarca il fatto che la Pubblica Amministrazione può e deve concentrarsi sulla digitalizzazione di dati, di qualunque tipo essi siano. Infatti, non sono da sottovalutare i dati che riguardano la nostra storia, la nostra cultura, la nostra geografia, le nostre tradizioni.

Egli si addentra poi nel tema del “public domain”, ricordando come, una volta, il sapere era rappresentato da rotoli di papiro o di carta che erano, appunto, di pubblico dominio. Non c’era il diritto d’autore. Chiunque poteva consultarli e copiarli.

Ma cosa può fare la politica per rendere una maggior quantità di informazione di pubblico dominio? Oggi, al tempo di Internet si possono costruire grandi archivi digitali più ampi, più vasti e meno restrittivi con molte meno spese, con molti meno investimenti.

A questo riguardo, Soru ricorda la sua esperienza della “Sardegna Digital Library”, la libreria digitale, che egli stesso ha contribuito ad avviare, nel corso del suo mandato come Presidente della Regione Sardegna. Per fare ciò sono stati acquistati, con impegno di spesa limitato, i diritti di riproduzione su internet di centinaia di libri, facenti parte della cultura sarda (di letteratura, di poesia, …), le grandi opere (di storia, di archeologia, ambientali, …) e le ricerche sulla flora o sulla fauna; opere tutte molto importanti per la Sardegna.

*

Ha concluso l’incontro il Presidente della Provincia autonoma di Trento Lorenzo Dellai.

A suo dire, l’obiettivo che la Provincia si è data è quello di provare a vedere se il Trentino può diventare un luogo, nel quale si elaborano esperienze di "economia della conoscenza". Per far questo è chiaro che serviranno delle scelte, serviranno degli investimenti e serviranno anche culture che crescono.

Egli ha sottolineato come, dal punto di vista della valorizzazione del patrimonio pubblico informativo digitale, il Trentino possieda un enorme giacimento pubblico digitalizzato e, fondamentalmente, ha dalla sua tre caratteristiche:

  1. possiede un grande giacimento pubblico digitalizzato e, in particolare:
    - un catasto interamente digitalizzato;
    - una cartografia territoriale che riporta tutti i vincoli, tutte le regole, tutte le caratteristiche, interamente digitalizzata;
    - un grande giacimento digitalizzato relativo ai beni artistici, ai settori del welfare e del turismo, relativo ai dati statistici e relativo ai segni della memoria storica;
  2. ha una buona dotazione di studi, di centri di ricerca e di innovazione nel settore dell’Information Technology: in Trentino circa 800 persone svolgono attività di studio e di ricerca in questo settore;
  3. ha mantenuto, nonostante gli ultimi decenni di benessere, la cultura del bene collettivo.

Oggi la nuova frontiera di questa cultura del "bene collettivo" è rappresentata dal patrimonio informativo digitale.

Altro aspetto da non tralasciare è il problema della costruzione di una "cultura digitale". E’ in questo senso che la Provincia ha deciso di dare vita alla Fondazione Ahref, presieduta da Luca De Biase, con l’obiettivo di far crescere una cultura, una sensibilità, una competenza diffusa, ed un approccio generale rispetto a questi temi.

Dellai ha concluso poi l’incontro “lanciando” l’evento “Stati Generali dell’ICT del Trentino”: un’occasione per discutere della nascita di un distretto dell’Information Technology nel territorio trentino.

Conclusioni 

La platea ha mostrato di gradire particolarmente la discussione di questi specifici argomenti, visto che si sono registrate quasi 200 presenze.

“Tirando un po’ le somme” di questa conferenza, è stato sicuramente un incontro che ha offerto molti spunti interessanti e che ha portato “alla ribalta” temi importanti, ma di cui probabilmente spesso non si parla.

Un aspetto molto delicato nell’apertura dei dati è rappresentato dall’“overload informativo”. Si lavora per costruire basi di dati sempre più grandi, che però poi risultano difficilmente padroneggiabili. Ciò può equivalere a non dare informazioni; utilizzando una metafora semplice, ma efficace: “si può morire di sete, ma si può anche morire annegati”.

Questa è la sfida da affrontare per una migliore valorizzazione del patrimonio informativo digitale!

ALTRI ARTICOLI DI INTERESSE
  • Nella newsletter
  • Nella rubrica
© Informatica Trentina
Via G. Gilli, 2 | 38121 Trento | Tel.:+39 0461 800111 | E-mail: infotn@infotn.it | E-mail certificata: infotn@pec.infotn.it | P.IVA 00990320228 | Informativa Privacy