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TREND E APPROFONDIMENTI
Federico Corradi, classe 1942, marchigiano, scoprì ITIL per la prima volta in Gran Bretagna nel 1994. E dal 2004 ha cominciato a portare questo «buonsenso codificato» anglosassone in giro per l’Italia, in collaborazione con colleghi dell’Associazione denominata itSMF Italia, di cui è stato Socio Fondatore.
Torniamo al 1994. «A Londra operando presso una Società di Consulenza per conto della Olivetti Sistemi vidi per la prima volta i libri di ITIL che erano ben 41 a quel tempo (da ciò deriva il termine “library” nell’acronimo). Li acquistai e li feci spedire in Italia». Ne seguì una lunga lettura, con sintesi e presentazione ai colleghi della Direzione Servizi Olivetti. «Ma sentivo freddezza mentre ne parlavo, era troppo prematuro, non era ancora il momento».
Altra delusione. Oggi la libreria di ITIL è passata da 41 libri a 5 libri fondamentali (o a scelta eBook) e le linee guida di ITIL sono considerate con attenzione e seguite in tutti i Paesi.
Chi ha composto questa «bibbia» di conoscenza, la libreria ITIL (http://www.itil-officialsite.com/)?
«l’inglese Office for Government Commerce – OGC, che ne ha da poco trasmesso i diritti di proprietà al Cabinet Office of her Majesty. Contiene in sostanza indicazioni e linee guida per impostare in modo più razionale ed efficace le attività dei Servizi IT.».
ITIL quindi è uno standard?
«No, viene talvolta definito uno standard de facto, perchè lo usano in tanti. Ma dà appunto linee guida con dei consigli, chi vuole usarlo può adattarlo alla propria situazione. Uno slogan infatti è “adopt and adapt”. Lo standard derivato da ITIL è l’ISO/IEC 20000 che eroga la Certificazione relativa ad Organizzazioni che gestiscono i servizi IT».
Quando è uscita l’ultima versione di ITIL?
«A luglio 2011 essenzialmente come un insieme di precisazioni ulteriori sulla versione V3 del giugno 2007, che è stata adottata da Informatica Trentina.».
Corradi sottolinea che ITIL suddivide il Ciclo di Vita dei servizi in cinque fasi, che hanno a che fare con impostazione della strategia servizi, loro progettazione, operatività e miglioramento continuo. «Un miglioramento che da subito però deve cominciare nelle menti delle persone che si danno questo tipo di organizzazione»
Si può parlare di rimanere competitivi quando il mercato di riferimento è chiuso, come nel caso di Informatica Trentina, e «limitato» a fornire servizi ai propri associati?
«Sì, perchè si possono soddisfare sempre di più i propri Clienti. Qui ho incontrato molti professionisti che hanno ottime competenze servizi e quindi la “base” di ITIL in testa. Il risultato maggiore di ITIL non è tanto quello di inculcare concetti del tutto nuovi, ma di dare dei consigli per influenzare e migliorare ulteriormente la cultura lavorativa e la qualità dei servizi erogati: appunto si tratta di “buon senso codificato”, che peraltro non è sempre facilissimo da riscontrare applicato in pratica».
Ci sono dei risultati quantitativi che mostrano il miglioramento delle performance delle aziende che hanno adottato ITIL?
«Sì ce ne sono anche se ne vorrebbe avere a disposizione un numero maggiore: è difficile definire tali dati perchè pochi hanno a disposizione valori quantitativi relativi alla situazione “prima” del nuovo progetto, da confrontare con il “dopo”. E inoltre in effetti ITIL è uno “strumento” per consigliare miglioramenti dei servizi i cui risultati dipendono dallo stato di maturità degli stessi prima del nuovo sviluppo, dalla qualità dei gruppi di professionisti che lo realizzano e dalla determinazione delle Direzioni IT nel controllare il raggiungimento dei risultati programmati. Ma comunque in un progetto ITIL ben realizzato vengono razionalizzati i processi, quindi è molto probabile che anche i costi possano essere diminuiti, oltre che la qualità dei servizi migliorata. Ad esempio J.P. Morgan ha potuto calcolare un 10% di riduzione dei costi.».
ITIL funziona anche quando molte fasi del processo aziendale vengono date in outsourcing?
«Se c’è un progetto interno basato su ITIL, si può e anzi si deve chiedere un adeguamento anche all’outsourcer per ottenere un’erogazione globale ben fasata. Informatica Trentina potrà quindi mirare a realizzare una filiera di servizi coerente, facendo sì che i suoi sub fornitori seguano gli stessi principi e modelli operativi».
ITIL può avere delle prospettive future anche negli enti pubblici, o solo nelle aziende private?
«Senz’altro ha un futuro negli enti pubblici. Ad es. in Canada, nell’Ontario, ha dimostrato di funzionare. Non è per riportare dati stranieri, ma si riscontrano dati ufficiali all’estero più che in Italia».